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Ci interroghiamo sul rapporto tra uomo e oggetto in plastica
come una relazione dove il primo cerca sempre di più di
asssomigliare al secondo. Constatiamo l’affanno dell’uomo
all’accumulo di oggetti che (contrariamente a quanto accadeva in
altre epoche non plastiche) gli sopravviveranno per migliaia di
anni.
Il lavoro è in continuo mutamento e si nutre di riferimenti
culturali, filosofici ed etici quali Baudrillard, Augè, Bauman,
come dell’attrice in scena.
Come scritto nella natura e nel nome di Metamorfosi Teatro,
questo lavoro è in continua trasformazione, si arricchisce e
modifica costantemente, seguendo specularmente le trasformazioni
che attraversano il processo creativo in sala e la relazione tra
attrice e regista.
In scena solo alcuni oggetti in plastica, come compagni dalle
azioni attoriali. Il resto nasce dalla relazione con il corpo.
Il lavoro viene e verrà rappresentato costantemente al pubblico,
nelle sue evoluzioni: cerchiamo un’apertura costante al pubblico
che dialoghi con la nostra forma teatrale.
Il progetto, vuole essere in continua apertura alla società e al
pubblico, vuole, per crescere, nutrirsi dell’apporto creativo di
tutti. |
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