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IL GELATO - Storia e leggende
Una storia complessa e affascinante dove si mescolano personaggi e luoghi, molteplici teorie e vicende si accavallano... perdono i connotati storici e assumono tratti fiabesci ... da Isacco a Alessandro Magno ... fino a arrivare ai gelatieri italianI che diedero al prodotto quelle caratteristiche di bonta' che lo rendono unico in tutto il mondo

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ORIGINI DEL GELATO

Storia complessa rintracciare le origini del gelato.
Di certo sappiamo che la refrigerazione di sostanze dolci, succhi di frutta, viene praticata  fin dall' antichità da diversi popoli e persone di ogni estrazione sociale, sopratutto in Asia Minore.

... Origini antiche

Per la storia del gelato si può risalire fino ad Isacco che offrì ad Abramo  latte di capra misto a neve, così riporta la Bibbia - dicendogli  "MANGIA e BEVI: il sole è ardente e così puoi rinfrescarti." Possiamo dedurre che si trattasse di latte ghiacciato  tipo sorbetto...

Daltronde alcuni interpreti di vecchie scritture, anche se con qualche riserva, affermano che gia nella Palestina, durante la raccolta del grano, i padroni facevano distribuire ai servi dei pezzi di neve, che a quel tempo, come nei periodi successivi, veniva raccolta e compressa d' inverno in apposite costruzioni perchè durasse fino all'estate.

Quando la neve non c'era, l' uomo riusciva comunque a "fabbricare" il ghiaccio. Aveva scoperto il sistema per ottenerlo: riscaldava l' acqua e successivamente la portava in sotterranei freddissimi, dove il vapore acqueo gelava sulla roccia.

 

 

Oriente e Egitto
In Oriente ed Egitto i Faraoni offrivano agli ospiti calici d' argento divisi a metà, una piena di neve e l' altra di succhi di frutta.

Alessandro Magno
Una tradizione storica racconta che re Salomone era un grande consumatore di bevande ghiacciate e che Alessandro Magno, durante le sue campagne in India, pretendesse un continuo rifornimento di neve da consumare mescolata a miele e frutta... 

I Romani e il Gelato
Quando poi i romani occuparono la Grecia, impararono ad utilizzare la neve e il ghiaccio per consumo alimentare e per raffreddare le vivande.
Una vecchia ricetta tramandataci da Plinio il vecchio , ci fa capire quando già tra i romani fosse vicino il concetto di sorbetto , infatti essi mescolavano ghiaccio tritato finemente e miele  ad un’altra porzione di ghiaccio mescolato con succo di frutta, in modo da realizzare una specie di crema ghiacciata.
Nell’ antica Roma il piacere di consumare bevande mescolate a neve e ghiaccio non era solo privilegio dei ricchi, poiché anche il popolo aveva la possibilità di degustare bevande ghiacciate.
A Roma scopriamo la prima ricetta di una specie di gelato, autore il generale Quinto Fabio Massimo, che diventò subito molto popolare.
A Roma la neve veniva portata dal Terminillo ma anche per nave dall' Etna e dal Vesuvio, due immense riserve che fornirono per secoli un fiorente commercio fornendo la materia prima ai popolari "Thermopolia" disseminati lungo le strade, sempre affollati di viandanti accaldati, ed ai palazzi imperiali.
Nerone avrebbe fatto indigestione di neve come Elogabalo, alla cui Corte si consumavano enormi quantità di bevande ghiacciate.


Le invasioni Barbariche e Il Medioevo ...  il Gelato e l'Oriente
Con la caduta dell'Impero Romano e la venuta del Medio Evo si persero tante (o forse tutte) di quelle raffinatezze che erano state fino ad allora patrimonio comune di molti popoli.
Anche i gelati sparirono, ma non in Oriente, dove l' "invenzione delle bevande fredde continuava a perfezionarsi. Sembra che fosse stato un discepolo di Maometto a scoprire il sistema per congelare i succhi di frutta,  mettendoli in recipienti, che venivano a loro volta immersi in altri riempiti  di ghiaccio tritato. Sistema questo, che con più accurati accorgimenti è  rimasto per tanti secoli, fino all' invezione dei frigoriferi,come base per la preparazione dei gelati. 
Dall'Oriente, il gelato, al quel punto sconosciuto in Europa, cominciò nuovamente a diffondersi.
Gli Arabi riportarono a noi questa tradizione che ripartì dalla Sicilia, e venne chiamato sorbetto, dalla voce araba scherbet (dolce neve), o secondo altri, da sharber (sorbire) da cui deriverebbe, tramite  la lingua turca, il vocabolo chorbet, cioè sorbetto.

Dagli Arabi agli Italiani
Il gelato riapparve in forme piu raffinate e leggere, inventate dagli Arabi,  che avevano intanto scoperto l' uso e quindi l' aggiunta dello zucchero e  di nuovi succhi di frutta, tra cui primeggiarono quelli degli agrumi.
La fantasia orientale, nella Sicilia ricca di frutta e di neve si esaltò  e fece scuola.
Nelle regioni piu a nord i Crociati, ritornando dalla guerra Santa,  portarono preziose ricette, e il "gelato" cominciò  a riapparire come  nuova scoperta alla tavola dei ricchi.
A Venezia venne portato invece da Marco Polo con nuovi suggerimenti  per la refrigerazione, non più con la neve, ma mescolando acqua e salnitro.
Ma la vera diffusione del "gelato" in Europa partì però dalla Sicilia, dove i gelatai che impararono dai Mussulmani, e che perfezionarono le ricette con la loro inventiva, cominciarono a portare il gelato a Napoli, poi Firenze,   Milano, Venezia. Poi sempre più sù,  in  Francia, Germania, Inghilterra  mentre in Spagna il "sorbetto" si diffondeva tramite i rapporti commerciali del Portogallo con i popoli delle Indie .

I Gelatai Italiani
XVI secolo, il Rinascimento, ecco i nomi che faranno la storia del gelato Italiano.  
Ruggeri, pollivendolo e cuoco a tempo perso, concorrente inatteso e snobbato da tutti gli altri cuochi partecipanti ad una gara alla Corte dei Medici, fra i  piu bravi della Toscana, con tema: "il piatto piu singolare che si fosse mai visto".  
Ruggeri timido ed imbarazzato chiese di prendere parte alla competizione. Avrebbe preparato un dolcetto gelato con delle ricette quasi dimenticate   e con un pizzico di fantasia.
Con il suo "sorbetto" conquisto i giudici: "Non abbiamo mai assaggiato un dolce così squisito". E così, vincitore, diventò famoso in tutta la regione, e ricercato ovunque.
Caterina de Medici, dovendo partire per  sposare Enrico, duca d' Orléans e futuro Re di Francia, espresse il desiderio di portare  con sé, oltre a cuochi e pasticcieri, l' unico italiano, diceva lei, in grado di umiliare i francesi, almeno in cucina. Ruggeri, che nel frattempo era tirato in ballo ovunque  per i pranzi dei personaggi più famosi dell' epoca, venne "prelevato" dai soldati e caricato sulla nave.
A Marsiglia, al banchetto di nozze, fece conoscere dai francesi il suo gelato, la ricetta di:
"ghiaccio all' acqua inzuccherata e profumata".
Era il 1533 e lui ricevette l' ordine di dare libero sfogo alla sua fantasia, in modo da stupire gli ospiti dei banchetti reali . Fu così, con  la sua ricetta, ancora segreta che cominciò a dare delle forme al gelato e creare veri e propri monumenti, in miniatura. Caterina rifiutò ogni regalo od offerta di denaro pur di tenersi stretto il buon Ruggeri, ma per lui la fama diventò l' inferno ! Venne odiato da tutti i cuochi della capitale, fu boicottato in ogni modo, ed una sera addirittura aggredito, derubato e bastonato! Chiuse in una busta la ricetta della sua invenzione  e la fece rcapitare  a Caterina, con questo messaggio di congedo: "con il vostro permesso ritorno ai miei polli, sperando che la gente mi lasci finalmente in pace e, dimenticandosi di me, si accontenti soltanto di gustare il mio gelato".
Cuochi e pasticcieri al seguito di Caterina de' Medici si trovarono  così la fortuna di diffondere il gelato in tutta la Francia.
Sempre a Firenze nel Cinquecento,
Bernardo Buontalenti famoso architetto, pittore e scultore, aveva l' hobby della cucina e di conseguenza arrivò al gelato. L' occasione gli giunse quando ricevette l' incarico di organizzare sontuose feste, che avrebbero dovuto a lasciare a bocca aperta italiani e stranieri. Ovviamente i banchetti avevano un ruolo importante e Buontalenti presentò i suoi "favolosi dolci ghiacciati", nati da elaborazioni personali e certamente superiori ai gelati fino ad allora prodotti. Erano a base di zabaglione e frutta, ebbero un successo strepitoso, e le sue ricette partirono da Firenze  diffondendo in breve tempo il gelato in tutta Europa e non solo.
Il gelato come "businnes"  deve invece le sue origini a 
Francesco Procopio   dei Coltelli. Secondo alcuni palermitano, secondo altri (ipotesi più probabile)  di Acitrezza, paese di pescatori a nord di Catania
Procopio utilizzò un' invenzione del nonno Francesco, un pescatore che nei momenti di libertà si dedicava all' invenzione di una macchina per la  produzione di gelato, la quale ne perfezionasse la qualità fino ad allora esistente. Un giorno riuscì  nel suo intento, ma ormai anziano decise di lasciarla  in eredità al nipote. Procopio, tempo dopo, stanco della vita da pescatore   prese la sua macchinetta e comincò a studiarla, fece diverse prove e alla fine decise di  partire in cerca di avventura. Arrivò dopo tanti insuccessi, e successivi  perfezionamenti fino a Parigi. 
Scoprendo l' uso dello zucchero al posto del  miele e il sale mischiato con il ghiaccio per farlo durare di più fece un salto  di qualità e venne accolto dai parigini come geniale inventore. Moprì nel 1686 un locale, il "Café Procope".
Dopo poco, dato l' enorme successo ottenuto, si spostò in una nuova e più grande  sede (oggi in rue de l' Ancienne Comédie), di fronte alla "Comédie Française".
Quel "Café" offriva: "acque gelate", (la granita),  gelati di frutta, "fiori d anice", "fiori di cannella", "frangipane", "gelato al succo di limone", "gelato al succo d'arancio", "sorbetto di fragola", in una  "patente reale" (una concessione) con cui   Luigi XIV aveva dato a Procopio l' esclusiva di quei dolci.  Diventò   il più famoso punto d' incontro francese. Voltaire,  Napoleone, George Sand, Balzac,  Victor Hugo frequentavano quel "Café", ancora oggi uno dei vanti di Parigi.  Dunque la diffusione su scala "industriale" del  gelato nel mondo partì dalla sicilia. Nel 1750 c.ca , un nobile, Patrick Brydone, scozzese, scrivera:  "L' Etna fornisce neve e ghiaccio non solo a tutta la Sicilia ma anche  a Malta e a gran parte dell' Italia, creando così un commercio molto considerevole. In queste contrade arse dal sole, persino i contadini si godono dei bei gelati durante i calori estivi, e non vi è ricevimento dato dalla  nobiltà in cui i gelati non abbiano una parte di primo piano: una carestia  di neve, dicono i siciliani, sarebbe piu penosa che una carestia di grano  o di vino. E si sente dire spesso che senza le nevi dell'Etna l' isola non  sarebbe abitabile, essendo giunti al punto di non poter piu fare a meno  di quello che in realtà è un lusso".

Liberamente tratto da:  
Luca Caviezel: "Scienza e tecnologia del gelato artigianale" - Chiriotti editore
http://www.mistergel.it/5.htm

Altre curiosita'
Nel 1600, in America, a New York, un emigrato italiano, il genovese Giovanni Bosio, apre la prima gelateria; il veneziano Sartelli conquista Londra; a Parigi il napoletano Tortoni inventa il gelato tra due biscotti.

Nello stesso periodo nacque anche l'usanza - ancora in voga oggi - di servire, a metà banchetto - il "sorbetto", considerato un ottimo digestivo.
Pian piano il gelato incomincia a modificarsi: ai succhi di frutta e al miele, vengono aggiunti latte, uova e panna. Non é un caso che la prima formula trascritta del gelato, così come lo conosciamo oggi (con latte etc...), la troviamo nell' Enciclopedia Britannica. E siamo alla fine del 1600!


IL PRIMO CONO

 

Cento anni per il cono di wafer e gelato.
Anche per il cono ci sono diverse storie...
Probabilmente nacque nel 1904 durante la Fiera Mondiale di St Louis.
Un gelataio , avendo terminato i contenitori in cui proponeva i suoi gelati ai clienti, provò ad utilizzare dei wafer venduti da un banchetto lì vicino. L'accostamento wafer gelato fu un gran successo!
Secondo quanto riportato dal Washington Post, invece, fu un immigrato italiano negli Stati Uniti, Italo Marchiony, il quale, il 22 settembre del 1903, si presentò all'Ufficio brevetti di New York per depositare formalmente la sua idea e ottenerne piena paternità intellettuale riconosciutagli, solo pochi mesi più tardi, nel dicembre dello stesso anno. La storia del cono - registrato nel 1903 - risale, però, alla fine dell'Ottocento: già a partire dal 1896, Marchiony aveva intuito le potenzialità del gelato da passeggio, vendendo per le strade di New York i suoi sorbetti in un foglio di carta piegato a forma di cono e riscuotendo discreto successo, tanto da procedere, poi, alla creazione di una cialda fatta non solo per sostenere il gelato, ma anche per essere mangiata.
Le cialde, invece, sono il risultato di un'arte antichissima, quella dei "cialdonari" che già nel 1400 confezionavano impasti leggeri a base di acqua, farina, zucchero e uova. La paternità del gelato prodotto a livello industriale va all'America, che per prima perfezionò le macchine per una produzione massiccia di gelato.


http://www.siportal.it/NEWS/rub/art.asp?id=4595


LA PARIGINA

LA PARIGINA - L'ANTENATA DEL CONO
Nel 1906, nei caffè di Milano, erano già apparse le “parigine” (o “nuvole”), fatte di una porzione di gelato compressa tra due ostie di pasta wafer rotonde, quadrate o rettangolari.
Il nome delle "parigine", antenate del nostro moderno "cono", trae origine dal suo inventore, un certo Giovanni Torre nato in un antico borgo vicino Sanremo, che di ritorno da Parigi s’inventò il commercio ambulante di gelati racchiuso tra due wafer. Fu proprio l’inizio del secolo che vide i nostri gelatieri invadere “dolcemente” le capitali della Mitteleuropa.

tratto da ... GELATERIA LA PARIGINA - ROMA
00162 Roma, Via Rodolfo Lanciani, 54/56; Tel. 06/86209151; e-mail: info@laparigina.com - Visita il sito

 

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